Romy Schneider/ 4

Ma è la Francia ad averla adottata a tutti gli effetti: è la prima a ricevere il neonato César come migliore attrice per L’importante è amare di Andrej Zulawski (che lei considerava il suo lavoro più riuscito). E’ diretta da Chabrol, Miller, ma soprattutto è la straordinaria interprete di La morte in diretta di Bertrand Tavernier in cui è una malata terminale che fa riprendere i suoi ultimi giorni da una troupe televisiva. Un ruolo quasi profetico, in quanto solo pochi anni dopo Romy Schneider se ne va. La causa ufficiale è arresto cardiaco, anche se voci insistenti parlano di suicidio a causa di un cocktail micidiale di alcool e sonniferi. L’attrice era infatti molto depressa dopo la perdita del figlio quattordicenne David- Christopher, morto l’anno prima tragicamente. Già nel ‘78 il padre del ragazzo, Harry Meyen, da cui l’attrice si era separata nel ‘75, si era suicidato. Romy lascia la piccola Sarah-Magdalena nata dall’unione con il suo ex segretario Daniel Biasini e il suo nuovo compagno Laurent Pètin e rimane nel cuore dei suoi tantissimi ammiratori come una grande interprete, bellissima e molto sfortunata. Un’icona a cui rendere omaggio come hanno fatto François Ozon in 8 donne e un mistero o Pedro Almodovar con la dedica finale di Tutto su mia madre a lei e alle grandi donne. Un applauso che non può finire mai.

Femme Fatale di Marì Alberione, in Film TV

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