L’angelo e il suo doppio/Recensione 1

Scorrono le immagini sullo schermo. Marilyn sorride, manda baci, si lascia adulare dalla folla alla quale, come lei stessa dice, appartiene. Scorrono tutti i suoi molteplici volti. La diva, l’attrice, la moglie (con Joe di Maggio e Arthur Miller), la donna spensierata con i cani o sulla spiaggia. Ad entrare inscena per prima però non è nessuna di quelle versioni che il mondo conoscerà, ma quella rimasta sempre nell’ombra e cioè Norma Jean, la bambina Norma Jean che nello spettacolo del Teatro della Rabbia, come nella realtà, farà sempre più fatica a seguire la scintillante versione che emergerà.Quella che in “L’angelo e il suo doppio” si aggira fra i tavoli, ammicca, gioca, ammalia il pubblico. Marilyn, la bomba sexy. Trattata dai suoi produttori, come dirà lei stessa, come una macchina per far soldi. Nessuno infatti parla alla folla come la bionda incantatrice, ma al contempo nessuno forse è più solo di lei. Come intuirà Arthur Miller. Nessuno porta con sé tanto desiderio di essere amato e al contempo tanta foga autodistruttiva. Quella foga che la piccola, disperata Norma Jean nelle ultime battute dello spettacolo non riesce ad arginare. Ha dialogato a lungo con il suo doppio ricco di lustrini e sensualità, ma l’ha scoperto sempre più distante. Sempre di più, fino a quell’ultima notte. Norma Jean intuisce il pericolo e si aggrappa al telefono per chiedere aiuto, ma Marilyn non lo vuole. A quel punto della sua vita è entrata ormai perfettamente nel suo ultimo ruolo. Una “misfit”, una che non si incastra nella parte, che è fuori posto. Una disadattata come la Roslyn de “Gli spostati” (The Misfits), un ruolo che Arthur Miller, suo marito, studierà appositamente per lei e che sarà l’ultimo. Una Marilyn in mezzo al deserto con tre uomini innamorata di un cowboy che negli anni ’50 cattura cavalli selvaggi destinati, in una frontiera ormai scomparsa con il suo mito, a divenire carne da macello. Sarà l’ultimo ruolo anche per quel cowboy, Clark Gable. Dopo di esso, come ne “L’angelo e il suo doppio”, Norma Jean uscirà definitivamente dallo spettacolo per lasciar spazio a Marilyn che prima di lasciare il proscenio ci guarda un’ultima volta. Consegnandosi al pubblico, a chi la osserva, come se avesse deciso definitivamente di appartenere più a noi che a se stessa.

Stefano Vannucchi



							

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