Archive for Giugno, 2008

Il club di Fantomas, nuovo spazio in zona universitaria

Lunedì 30 giugno, dalle ore 21, in via Vinazzetti, n° 1/2, Bologna (zona universitaria) è stato inaugurato un nuovo spazio, che si chiamerà Il club di Fantomas. E’ uno splendido loft, a livello di strada, destinato a spettacoli, letture ed eventi musicali. L’idea e l’organizzazione sono di Giorgio Celli, che valuterà tutte le proposte di collaborazione per l’autunno.

Il Teatro della Rabbia non ha potuto partecipare alla serata inaugurale per motivi organizzativi, ma ha apprezzato moltissimo l’intenso monologo di Giorgio Celli presentato dal Teatro delle Ceneri. L’attore Claudio Beghelli ha reso con una regia ricca di sfumature interpretative un testo duro, difficile e a volte angoscioso, sottolineato da immagini proiettate a video che ne scandivano la drammaticità. Nonostante le difficili condizioni ambientali (quasi 40°, rumori dalla strada, acustica problematica) l’interprete è riuscito a catturare la sensibilità del pubblico che lo ha seguito nelle sue evoluzioni emozionali fino al doloroso epilogo. Grazie a Claudio per le bellissime emozioni che ancora una volta ci ha dato.

 

Camille Claudel in mostra a Parigi

Sorella maggiore dello scrittore Paul Claudel, Camille ha conosciuto come donna e artista un destino non comune. Alla fine del secolo scorso, una ragazza di diciassette anni vuole diventare scultrice: è inconcepibile, scandaloso per il perbenismo ottocentesco, ma lei si lancia nell’avventura senza guardarsi indietro, con l’entusiasmo e la volontà che la caratterizzano. Fino al giorno del 1883 in cui incontra Auguste Rodin. Il Maestro, famoso e affermato scultore, la prenderà come allieva, e poco dopo come amante. Seguono quindici anni di relazione appassionata e tempestosa dalla quale Camille uscirà esaurita e vinta, e un sodalizio artistico che porterà il maturo amante, artista dal tocco potente ma legato al mondo accademico, a sfruttare abilmente le sue capacità fino a firmare opere completate da lei. Camille morirà nel 1943 nell’ospedale psichiatrico di Montdevergues, vicino ad Avignone, dopo una terribile reclusione durata trent’anni, lasciando alla posterità un’opera notevole, di rara potenza e originalità visionaria. Misconosciuta per quarant’anni, inizia ad essere rivalutata dai critici negli anni ‘80, grazie a un libro (Une femme di Anne Delbée, Presses de la Renaissance, 1982) e a un film (Camille Claudel, regia di Bruno Nuytten, con Isabelle Adjani e Gerard Depardieu, 1988).

L’immagine raffigura La valse, opera visionaria e inquietante che vibra sotto il tocco asciutto e angoscioso dell’artista. I due corpi avviluppati sono percorsi da un fremito musciale, ma ad un’osservazione più attenta notiamo che quello della donna sarebbe privo di sostegno se non facesse perno su quello maschile. Così si vedeva Camille, sperduta senza l’illustre maestro che l’ha amata, sfruttata e abbandonata, in un’epoca che non le ha trasmesso la visione esatta delle proprie qualità artistiche innegabili e stava per consegnarla all’oblio.

Per chi non l’avesse ancora vista, in mostra a Parigi al Musée Rodin, Rue de Varenne 79, fino al 20 luglio (mart-dom 9.30-17.45 ) Biglietti 7 euro. Assolutamente da non perdere.

Sex and the city (2008)

(Attenzione: svelo qualcosa del finale)

Lascia un po’ perplessi l’operazione compiuta da Sex and the City, caso pressoché unico - ma non unico, mi dicono - di passaggio dal telefilm al film con gli stessi interpreti, gli stessi sceneggiatori e lo stesso regista della serie a qualche anno dall’ultima puntata. Ritroviamo le quattro amiche un po’ spente, flagellate da un inspiegabile anelito al lieto fine che porta soltanto un mucchio di guai. Innanzi tutto è la struttura a risentirne, abbastanza compatta nel primo tempo, si sfliaccia poi in mille rivoli, con lungaggini oziose e poco succo nel secondo. La parabola conclusa del telefilm, con i suoi 25 minuti e la sua moralina alla fine non acquista qui maggiore profondità, anzi si ferma alla superficie, un po’ come se un bel giorno Cechov si fosse deciso a scrivere Guerra e Pace senza nulla di più che il materiale per un racconto di sei pagine. New York, dopo le torri cadute, non è la stessa; al femminismo, come osserva Susan Faludi (Il sesso del terrore, Il nuovo maschilismo americano, Isbn Edizioni) si sostituisce il culto del focolare domestico, e l’orgoglio di essere single, che infondeva tanto ottimismo a noi venticinquenni dell’epoca, si trasforma in una corsa disperata all’ultimo treno. Arrivano i quaranta e allora di corsa al riparo, niente più feste e vernissage, niente più amici di tutti i colori, sono rimasti solo i due vecchi gay che si sono odiati dall’inizio e che in un sussulto di buonismo si baciano in una delle ultime inquadrature. A questo finale lieto per forza verrebbe voglia di sottrarsi, non foss’altro per impedire a Samantha, cinquantenne rientrata nei ranghi che prepara sushi fatto in casa, di mollare il suo troppo giovane Smith al suo destino di successo e di consegnarsi alla menopausa e ai gelati al cioccolato. Tutto il resto è prevedibile, come il tessuto a roselline di organza che Carrie indossa nella scena finale-lo stesso di uno degli ultimi momenti a Parigi dell’ultima puntata della sesta serie. Una piccola delusione per i fans ai quali consiglio tuttavia questa visione, se non altro per rendersi conto di quanto la società americana sia cambiata, tesa a mandare un solo messaggio: nessun luogo è più sicuro della famiglia tradizionale. Forse non è solo la società americana. E gli anni Novanta sono proprio finiti.

Il treno di John Cage

Al Mambo  (Museo d’Arte Moderna di Bologna via Don Minzoni 14), fino al 20 luglio vi segnaliamo la  mostra “1978 - Il Treno di John Cage” con fotografie, installazioni, documenti storici sull’evento treno del 1978.  Assolutamente da non perdere.

Nel sito www.iltrenodijohncage.it leggiamo un interessante excursus sull’evento firmato da Oderso Rubini, che vi partecipa attivamente:

Take the Cage Train. Ecco l’idea – fortemente voluta dalla Provincia di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, con l’adesione e la collaborazione del Comune di Bologna e dei Comuni di Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Marzabotto, Vergato, Riola, Grizzana Morandi, Monzuno, Porretta Terme, che hanno affidato il coordinamento artistico e la progettazione ad AngelicA Festival – per festeggiare una delle più straordinarie esperienze di musica in movimento, nata sotto l’egida del genio di John Cage (ripresa oggi da Massimo Simonini, Oderso Rubini e Alvin Curran), che lasciò ricordi indelebili nella memoria musicale dei tanti testimoni, e che oggi si rimetterà in marcia – come un tempo – da Bologna a Porretta, con alcune soste lungo il percorso.

È giocato così Take the Cage Train, sul filo lunghissimo di un ricordo che attraversa trent’anni per dire che oggi – tra mille difficoltà, entusiasmi smorzati dal ritornello della ‘crisi’ – la musica è più viva che mai: ed è qui che sta il senso del doppio binario (è il caso di dirlo) su cui corre questo ambizioso progetto, che vedrà da un lato un momento dedicato alla memoria di ciò che è stato (con un’esposizione a MAMbo, coproduttore dell’evento, che raccoglierà documenti di ogni sorta, fotografici e audiovisivi) e dall’altro lato una lunga corsa verso ciò che la musica può essere oggi o, forse, domani.Trait d’union sarà ovviamente la figura di Alvin Curran, amico e collaboratore di John Cage, ora in veste di direttore musicale e “compositore” del nuovo treno. 

Ogni tanto il treno si fermava, nelle stazioni previste, trovando ad accoglierlo sempre un pubblico sorprendetemente numeroso e gruppi folk, gruppi rock locali, la banda del paese, gruppi corali, ecc. 

“Allegria e stupore si diffondevano nell’impressione di un Carnevale complessivo, fatto dal rovesciamento dei valori, dell’alto e del basso….

Ogni stazione di sosta diventava occasione per una prova di arte nell’ambiente, nella quale, spariti l’inscatolamento dei partecipanti e del sonoro, questi e quello sceglievano le proprie strade, adescati dal bar o spinti dal vento…

Con la consuta serenità di spirito, John Cage stava insegnando alla gente accorsa nel treno e attorno ad esso che la musica sta solo in parte nella musicalità di chi la produce, ma in gran parte in quella di coloro che ascoltano…”  

Giampiero Cane tratto da “Le Feste Musicali a Bologna” ed. Baskerville