Maeve Brennan e l’equilibrio del racconto di ghiaccio

Maeve Brennan (1917 – 1993) è l’autrice del romanzo La visitatrice, presentato negli Scrittori Contemporanei Original della BUR nel 2005. Una vera scoperta letteraria. Nata a Dublino, ha vissuto fin dall’adolescenza negli Stati Uniti. Bellissima e inquieta, ha pubblicato sul “New Yorker” racconti tra i più ammirati della sua epoca, prima di perdersi in anni di solitudine e depressione. Incapace di vivere in una casa, si trascinava da un albergo all’altro, smarrita in una scia di eccentrici lussi e di insolite consuetudini. La visitatrice è un romanzo breve (o piuttosto, per la sua struttura, un racconto lungo) . La ventenne Anastasia, orfana di entrambi i genitori, torna nella Dublino della sua infanzia. La aspetta la nonna, consacrata all’ossessiva memoria del passato, chiusa in un dolore freddo, ancora incapace di perdonare Anastasia che aveva scelto, alla separazione dei genitori, di seguire la mamma a Parigi. In equilibrio tra amore distorto e amore respinto, crudeltà delle situazioni e tersa limpidezza dei dialoghi, si dispiega tra le due donne un duello di sentimenti tanto intensi quanto controllati, che si snoda fino a un epilogo malinconicamente inatteso, una svolta orchestrata con spietata eleganza. Della raccolta di racconti Il principio dell’amore vi segnalo uno scrittura di straordinaria limpidezza. Personalmente credo che il suo capolavoro, equilibrato e spietato sia Storie africane ma mi dicono che ha certamente risvolti interessanti sul piano psicologico ma anche narrativo. Mariti e mogli prigionieri in matrimoni dove l’amore è assottigliato e sciupato, ma non esausto, abitati da ricordi gioiosi e da strane solitudini, vittime di ossessioni sottili, in fuga – solo immaginaria – dalle regole di una riservatezza che scivola in sofferenza. In sei racconti implacabili, che parlano di disamore, di gesti marmorizzati nell’abitudine, di desiderio struggente di felicità, Maeve Brennan sorprende, raggela e incanta.

Questi racconti spietati sono ammirevoli per l’abilità di suggerire qualcosa di devastante in una frase apparentemente innocua, e per le descrizioni, quasi cliniche, dei processi mentali. William Maxwell

Una scrittrice formidabile. Costantemente all’erta, l’occhio acuto come un passero, attenta a cogliere le briciole, i bisbigli, i dettagli della realtà. John Updike

Una buona lettura sul declino dell’estate, e questa volta la raffinatezza della forma soffoca piacevolmente il lento andamento del plot. Imperdibile.

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