Archive for the 'Arte' Category

In Our World. New Photograpy in Britain (Galleria Civica di Modena)

Sempre per chi abbia voglia di addentrarsi nel pensiero e nella sensibilità della generazione dei trentenni, vi segnalo fino al 13 luglio alla Galleria Civica di Modena la mostra In Our World. New Photograpy in Britain, a cura di Filippo Maggia.

Organizzata e prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena la rassegna collettiva è stata realizzata in collaborazione con il Royal College of Art di Londra e presenta le ricerche di 18 artisti che nel corso dell’ultimo decennio hanno frequentato il Master di Fotografia presso la prestigiosa istituzione inglese, luogo per eccellenza della formazione in Europa riguardo alla fotografia e all’arte visiva in genere.

Gli artisti presenti in mostra arrivano da varie parti del mondo sono Becky Beasley (1975, Gran Bretagna), Bianca Brunner (1974, Chur, Svizzera), Lisa Castagner (1975, Irlanda del Nord), Simon Cunningham, Annabel Elgar (1971, Aldershot, Gran Bretagna), Anne Hardy (1970, Londra), Lucy Levene (1978, Londra), Gareth McConnell (1972, Irlanda del Nord), Brígida Mendes (1977, Tomar, Portogallo), Suzanne Mooney (1976, Irlanda), Melissa Moore (1978, Nottingham), Harold Offeh (1977, Accra, Ghana), Kirk Palmer (1971, Northampton, Gran Bretagna), Sarah Pickering (1972, Durham City, Gran Bretagna), Sophy Rickett (1970, Londra), Esther Teichmann (1980, Karlsruhe, Germania), Heiko Tiemann (1968, Bad Oeynhausen, Germania), Danny Treacy (1975, Manchester).

In mostra fotografie, video e film: una pluralità di mezzi espressivi e un numero di opere sufficiente a far comprendere il singolo percorso di ogni artista.

In Our World offre una visione attuale ed estremamente contemporanea della ricerca fotografica in Inghilterra.
La presenza di autori provenienti da diverse nazioni (Germania, Portogallo, Stati Uniti, Svizzera, Irlanda ecc.) ma da tempo residenti a Londra, conferma il ruolo primario oggi rappresentato nell’arte contemporanea dalla capitale del Regno Unito, e, in particolare, dal Royal College of Art, divenuto, come si diceva, un nuovo punto di riferimento.
Anche se non si può definire con precisione una corrente o una tendenza dominante che caratterizzi il percorso espositivo, tutti gli autori presenti in mostra hanno in comune una forte condivisione con il mondo che li circonda.
Non limitandosi a rappresentarlo essi, in un certo senso, fanno da filtro, per darne una nuova e personale interpretazione, trasformando, inventando, assemblando pezzi di realtà tangibile, altre volte raccontando in prima persona (in alcuni casi proponendosi direttamente come protagonisti dell’opera) il proprio rapporto con la vita e la società.
Pur trattandosi di esperienze personali, in alcuni casi molto differenti l’una dall’altra, si avverte una malinconia comune, un sentimento del tempo presente vissuto fino in fondo, lucidamente affrontato e ricomposto attraverso le immagini.
Altra caratteristica comune a molti di loro è la ricostruzione di precise situazioni ove l’atto fotografico delimita e riconsidera una nuova realtà nelle sue proporzioni, relazioni interne, significati multipli che la lettura del fotografo ha voluto dare attraverso uno sguardo regionato e selettivo.

Da segnalare nell’ammezzato del palazzo Santa Margherita l’interessante installazione di Gilda Scaglioni intitolata 37 gradi, nella quale l’artista, nata nel ‘77, si confronta con le complesse relazioni che girano intorno all’idea di maternità. Assolutamente toccante e perturbante.

Allestita a Palazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande 103 a Modena fino al prossimo 13 luglio, ingresso libero.

Camille Claudel in mostra a Parigi

Sorella maggiore dello scrittore Paul Claudel, Camille ha conosciuto come donna e artista un destino non comune. Alla fine del secolo scorso, una ragazza di diciassette anni vuole diventare scultrice: è inconcepibile, scandaloso per il perbenismo ottocentesco, ma lei si lancia nell’avventura senza guardarsi indietro, con l’entusiasmo e la volontà che la caratterizzano. Fino al giorno del 1883 in cui incontra Auguste Rodin. Il Maestro, famoso e affermato scultore, la prenderà come allieva, e poco dopo come amante. Seguono quindici anni di relazione appassionata e tempestosa dalla quale Camille uscirà esaurita e vinta, e un sodalizio artistico che porterà il maturo amante, artista dal tocco potente ma legato al mondo accademico, a sfruttare abilmente le sue capacità fino a firmare opere completate da lei. Camille morirà nel 1943 nell’ospedale psichiatrico di Montdevergues, vicino ad Avignone, dopo una terribile reclusione durata trent’anni, lasciando alla posterità un’opera notevole, di rara potenza e originalità visionaria. Misconosciuta per quarant’anni, inizia ad essere rivalutata dai critici negli anni ‘80, grazie a un libro (Une femme di Anne Delbée, Presses de la Renaissance, 1982) e a un film (Camille Claudel, regia di Bruno Nuytten, con Isabelle Adjani e Gerard Depardieu, 1988).

L’immagine raffigura La valse, opera visionaria e inquietante che vibra sotto il tocco asciutto e angoscioso dell’artista. I due corpi avviluppati sono percorsi da un fremito musciale, ma ad un’osservazione più attenta notiamo che quello della donna sarebbe privo di sostegno se non facesse perno su quello maschile. Così si vedeva Camille, sperduta senza l’illustre maestro che l’ha amata, sfruttata e abbandonata, in un’epoca che non le ha trasmesso la visione esatta delle proprie qualità artistiche innegabili e stava per consegnarla all’oblio.

Per chi non l’avesse ancora vista, in mostra a Parigi al Musée Rodin, Rue de Varenne 79, fino al 20 luglio (mart-dom 9.30-17.45 ) Biglietti 7 euro. Assolutamente da non perdere.

Il treno di John Cage

Al Mambo  (Museo d’Arte Moderna di Bologna via Don Minzoni 14), fino al 20 luglio vi segnaliamo la  mostra “1978 - Il Treno di John Cage” con fotografie, installazioni, documenti storici sull’evento treno del 1978.  Assolutamente da non perdere.

Nel sito www.iltrenodijohncage.it leggiamo un interessante excursus sull’evento firmato da Oderso Rubini, che vi partecipa attivamente:

Take the Cage Train. Ecco l’idea – fortemente voluta dalla Provincia di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, con l’adesione e la collaborazione del Comune di Bologna e dei Comuni di Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Marzabotto, Vergato, Riola, Grizzana Morandi, Monzuno, Porretta Terme, che hanno affidato il coordinamento artistico e la progettazione ad AngelicA Festival – per festeggiare una delle più straordinarie esperienze di musica in movimento, nata sotto l’egida del genio di John Cage (ripresa oggi da Massimo Simonini, Oderso Rubini e Alvin Curran), che lasciò ricordi indelebili nella memoria musicale dei tanti testimoni, e che oggi si rimetterà in marcia – come un tempo – da Bologna a Porretta, con alcune soste lungo il percorso.

È giocato così Take the Cage Train, sul filo lunghissimo di un ricordo che attraversa trent’anni per dire che oggi – tra mille difficoltà, entusiasmi smorzati dal ritornello della ‘crisi’ – la musica è più viva che mai: ed è qui che sta il senso del doppio binario (è il caso di dirlo) su cui corre questo ambizioso progetto, che vedrà da un lato un momento dedicato alla memoria di ciò che è stato (con un’esposizione a MAMbo, coproduttore dell’evento, che raccoglierà documenti di ogni sorta, fotografici e audiovisivi) e dall’altro lato una lunga corsa verso ciò che la musica può essere oggi o, forse, domani.Trait d’union sarà ovviamente la figura di Alvin Curran, amico e collaboratore di John Cage, ora in veste di direttore musicale e “compositore” del nuovo treno. 

Ogni tanto il treno si fermava, nelle stazioni previste, trovando ad accoglierlo sempre un pubblico sorprendetemente numeroso e gruppi folk, gruppi rock locali, la banda del paese, gruppi corali, ecc. 

“Allegria e stupore si diffondevano nell’impressione di un Carnevale complessivo, fatto dal rovesciamento dei valori, dell’alto e del basso….

Ogni stazione di sosta diventava occasione per una prova di arte nell’ambiente, nella quale, spariti l’inscatolamento dei partecipanti e del sonoro, questi e quello sceglievano le proprie strade, adescati dal bar o spinti dal vento…

Con la consuta serenità di spirito, John Cage stava insegnando alla gente accorsa nel treno e attorno ad esso che la musica sta solo in parte nella musicalità di chi la produce, ma in gran parte in quella di coloro che ascoltano…”  

Giampiero Cane tratto da “Le Feste Musicali a Bologna” ed. Baskerville

 

Robert Rauschenberg è morto

E’ morto da poco più di quindici giorni Robert Rauschenberg, esponente della Pop art, che tra neo-dadaismo ed espressionismo astratto ha plasmato l’immaginario artistico americano ed europeo. Nato nel 1925, vissuto perlopiù a New York, l’artista, come osserva Stefano Miliani in un bell’articolo apparso sull’Unità del 14 maggio scorso, ” ha incarnato un’America che incamera tutto e tutto digerisce e restituisce, senza formalismi, democraticamente aperta a tutto: nei suoi quadri finiscono come in un turbine tanto l’immagine della diva alla Monroe, quanto una sedia, la foto della Nasa dell’astronauta sceso sulla luna e il sapiente gesto pittorico, stesure di colori graffiate, foto e serigrafie.” Considerato insieme a Warhol l’emblema della Pop Art, racchiude nella sua opera guizzi di espressionismo astratto alla De Kooning ma può essere inserito anche nel grande gruppo dei neo-dadaisti, perché nei suoi Combines (cioè combinazioni di pittura e oggetti), dipinti che raccolgono un po’ di tutto, è l’artista che come Duchamp decide che cosa è arte, e arte può essere anche l’oggetto di tutti i giorni, isolato dal suo contesto. I prelievi dalla realtà sono distaccati dal tessuto pittorico con un effetto che volutamente urta lo sguardo. Queste opere fanno meditare attorno alla soglia che separa la pittura dall’oggetto, la finzione dalla realtà. Niente di nuovo oggi, ma negli anni ‘50… pura sovversione. “Culturalmente la pittura di R. andava a braccetto con gli anni ‘60 occidentali”-osserva sempre Miliani-”con quella felice turbolenza letteraria, musicale, sociale e giovanile dei Sixties che culminerà e canterà forse il suo canto finale nel raduno di Woodstock. ” Insieme a Jasper Johns, l’artista è conosciuto anche per le sue frequentazioni: John Cage, profeta della nuova musica, affascinato dalla filosofia zen, l’artista Marcel Duchamp, e il ballerino Merce Cunningham, uno dei maggiori esponenti della danza moderna.