ATTENZIONE: LO SPETTACOLO E’ STATO RINVIATO AL 17 MARZO CAUSA NEVE
Una lettura spiazzante e attuale per una delle più significative pagine della letteratura mondiale di tutti i tempi: il Teatro della Rabbia presentaGli ultimi giorni del grande inquisitore, un monologo filosofico interpretato da Fabio Farnè, con improvvisazioni per tromba dal vivo di Matteo De Angelis. In una cornice tardo pop ispirata agli anni ‘80,il testo, che trae spunto daLa leggenda del Grande Inquisitore,è un capitolo del romanzoI fratelli Karamazovdello scrittore russo Dostoevskij. Attraverso la vicenda di Cristo ritornato sulla terra, arrestato e torturato dal Grande Inquisitore perché difensore di una trappola terribile, la libertà di scelta, si legge il nostro tempo massificato, dove il libero arbitrio, costretto per necessità entro i rigidi dettami della società dell’immagine, ha un prezzo troppo alto da scontare. Mentrenelle segrete l’inquisitore si reca a trovare l’illustre vittima, dopo avergli comunicato la sua condanna a morte, gli rimprovera di avere seminato confusione, di aver voluto portare la libertà ad un popolo che è incapace di usufruirne, poiché un popolo felice non può essere libero, ma sottoposto ad un potere autoritario che decida per lui. Il Grande Inquisitore spiega a Cristo come sia necessaria un’autorità forte, quella da lui rappresentata, che dia al popolo i suoi veri bisogni materiali e richieda loro obbedienza, in modo che essi siano davvero felici. La regia di Francesca Migliore mette in luce i collegamenti con la situazione politica odierna, il tema scottante del potere della televisione e della manipolazione del consenso, in una inquietante lettura che attualizza il messaggio di Dostoevskij utilizzandolo come lente di ingrandimento per sondare un mondo che colpevolmente accettiamo per non aver appreso ad essere liberi.
Lo spettacolo è stato rinviato causa neve al 17 marzo 2010 ore 21 presso Bellezza Orsini
Mura di Porta Galliera 2 (Via Zucchini , 11), ingresso 5 € + 1€ tessera associativa
Posti limitati, si consiglia la prenotazione inviando una mail a contacts@teatrodellarabbia.com entro la sera prima (attendere conferma)
Antonio Koch ritorna sulle scene col fortunato monologo brillante Rimanenze di magazzino, pensieri di un lavoratore precario, da lui scritto e interpretato, accompagnato dalle musiche originali di Matteo De Angelis e dalla regia di Francesca Migliore. L’attore/autore bolognese si interroga sul malcontento di un’intera generazione in un divertente monologo che affronta il tema della precarietà lavorativa del tempo presente. Quel che ne emerge è l’incertezza dei trentenni che non riescono a ritagliarsi uno spazio nella società. Dalla difficoltà dell’inserimento nel mondo del lavoro, all’impossibilità di nutrire progetti a lunga scadenza. Dalla paura di sognare troppo alla necessità di servirsi del sogno per evadere dalla realtà. Di grande attualità e portavoce della comunità dei non-famosi, Rimanenze di magazzino è uno spettacolo che toglie le parole di bocca portando sulla scena tutto ciò che i trentenni hanno sempre pensato ma non hanno mai osato dire. Alla voce di Koch si alternano le musiche originali di Matteo De Angelis alla tromba e alla chitarra.
Il 17 febbraio 2010 alle ore 21, presso Bellezza Orsini in Via Zucchini, 11 (int. 4/5) , ad.ze P.zza di P.ta Mascarella. Ingresso 5€ + 1€ tessera Associazione Otiumteatro.
Venite a trovarci in questo nuovo spazio off in continua evoluzione, ma non dimenticate di prenotare entro il 16 febbraio a mezzanotte via mail a contacts@teatrodellarabbia.com- i posti sono limitati.
I SILENZI DEL MARE
DA PAWANA DI JEAN-MARIE LE CLEZIO
Riduzione teatrale di Francesca Migliore
CON Claudio Borgianni e Nicola Fabbri
MUSICHE ORIGINALI
Roberto Passuti
REGIA
Francesca Migliore
Il premio Nobel Jean-Marie Le Clézio racconta in una favola ecologica contro la caccia indiscriminata alle balene la necessità di rispettare l’ecosistema e la bellezza del pianeta.
“Awaité Pawana!”, l’indiano urlò quando vide le balene grigie, nella laguna segreta dove giungevano per riprodursi. Questo è il tema della lettura, dove si incrociano le voci di John di Nantucket, che si imbarca a diciotto anni a bordo del Leonora, e quella del capitano Charles Melville Scammon. I due scoprono insieme, nel gennaio del 1856, questo luogo leggendario. Anni dopo, nel 1911, l’uno e l’altro si ricordano. Questo rifugio paradisiaco è diventato un inferno rosso sangue dove l’arpione incide il suo cammino di morte. Questa storia racconta la bellezza del mondo, la crudeltà del cacciatore, l’ebbrezza della caccia, gli esiti sanguinosi della scoperta. In Pawana, che significa balena nella lingua nattick indiana, le Clézio ci parla di un fatto reale, crudele: lo sterminio delle balene grigie nel Golfo del Messico. Per Francesca Migliore, regista della lettura-spettacolo, questa storia è l’archetipo dell’innocenza del mondo, perduta in nome della sopravvivenza della civiltà del più forte sulla fragilità della poesia e di un mondo primitivo ormai incompatibile con il nostro presente.
12 novembre 2009 ore 21 Spazio Colibrì
Via Cantinelli 16, Bologna (Zona Stadio)
Ingresso libero - Tessera Associativa annuale Teatro della Rabbia 5 €
Il Teatro della Rabbia presenta Rimanenze di magazzino, pensieri di un lavoratore precario, monologo brillante di Antonio Koch interpretato da Claudio Borgianni, musiche originali di Matteo de Angelis, regia di Francesca Migliore.
L’attore/autore bolognese si interroga sul malcontento di un’intera generazione in un divertente monologo che affronta il tema della precarietà lavorativa del tempo presente. Quel che ne emerge è l’incertezza dei trentenni che non riescono a ritagliarsi uno spazio nella società. Dalla difficoltà dell’inserimento nel mondo del lavoro, all’impossibilità di nutrire progetti a lunga scadenza. Dalla paura di sognare troppo alla necessità di servirsi del sogno per evadere dalla realtà. Di grande attualità e portavoce della comunità dei non-famosi, Rimanenze di magazzino è uno spettacolo che toglie le parole di bocca portando sulla scena tutto ciò che i trentenni hanno sempre pensato ma non hanno mai osato dire. Alla voce di Koch si alternano le musiche originali di Matteo De Angelis alla tromba e alla chitarra.
15 maggio, ore 21 Spazio Colibrì, Via Cantinelli, 16 Bologna (Zona Stadio)
Ingresso 5 €- Spettacolo riservato a 25 spettatori solo su prenotazione inviando una e-mail a contacts@teatrodellarabbia.com.
Sorprende e desta curiosità la carriera teatrale in patria di Matthew Broderick, attore americano conosciuto in Italia come il ragazzino di War Games e il ladruncolo di Lady Hawke. Come si può evincere dalla consultazione del sito www.ibdb.com (sito ufficiale dei teatri di Broadway), il nostro sin dall’età di 21 anni si è distinto per aver vinto il Tony Award come migliore attore drammatico per Brighton beach memoirs, di cui fu interprete per la bellezza di 1324 rappresentazioni. Un altro Tony lo ha vinto nel 1995 come protagonista del musical How to succeed in business without really trying. Solo candidato invece per The Producers, in scena nientemeno che dal 21 marzo 2001 al 22 aprile 2007.
Salta agli occhi la differenza con la situazione italiana, dove cinema, teatro e televisione (leggi fiction) sono spesso caste chiuse come le classi sociali dell’antico Egitto. Tra i tre ambienti ci si guarda con sospetto, spesso un valente attore di teatro che passa alla fiction viene considerato un venduto alle ragioni del mercato, o uno che ha trovato la strada del successo, a seconda del lato da cui lo si guarda. Forse è questa caratteristica da setta scismatica di ogni branca dello spettacolo che ci priva delle fiction interpretate a regola d’arte della BBC, o dei telefilm d’evasione di ottima, americana fattura. Sembra che in Italia da un lato ci siano le ragioni della cultura, dall’altra quelle del mercato. Ed ecco che i teatri si riempiono di improbabili ex-veline o ex-GF, ospitate dal patrio palcoscenico grazie alle personali aderenze con registi ormai in odore di terza età. E qui si torna all’annoso pasoliniano problema: si può fare cultura di massa? Se sì, in che termini? Mentre cerco di rispondere ripenso ai sottili occhi felini di Mariangela Melato in Rebecca la prima moglie, fiction ispirata all’omonimo film di Alfred Hitchcock con Joan Fontaine del 1940. Chissà se la BBC ce lo compra.
All’Arena del Sole, Sala Interaction, Il Teatro Club Udine ha presentato il 5 e 6 maggio scorsi Nati in casa di Giuliana Musso e Massimo Somaglino, con Giuliana Musso e la regia di Massimo Somaglino. Uno spettacolo che ha debuttato nel 2001 a San Leonardo Valcellina (PN) e che dopo il debutto ha avuto un percorso fortunato: dalle comunità friulane e venete alle associazioni di categorie delle ostetriche, a Report, alla Nomination nei Premi Ubu del 2002, al Premio dell’Associazione Nazionale dei critici di Teatro nel 2005. Un lavoro sorretto dal solido mestiere di Giuliana Musso, che modula tutti i toni del vivere plasmando voce e corpo attraverso dolore, angoscia, fatica, attesa. La regia sottolinea con lievi e atmosferiche pennellate di luce il palpitare del sentire, che il pubblico respira insieme con l’attrice senza perdersi mai. Un bel lavoro compatto e intenso, ma tuttavia colpisce e fa riflettere, con preoccupazione in verità, l’assunto ideologico di partenza. Difesa del parto fisiologico, malcelata nostalgia per la nascita in casa, esibizione di dati per comprovare che “si stava meglio quando si stava peggio”. Forse gli autori dimenticano la mortalità infantile e femminile che caratterizzava quegli anni e quei luoghi, o il numero di malformazioni dovute a incidenti al momento della nascita. Forse gli autori non sanno che una delle interpretazioni possibili del numero vertiginoso dei parti cesarei in Italia è lo scarso e poco diffuso uso dell’epidurale (in certe zone d’Italia molte donne lo chiedono per la paura del dolore, oppure viene praticato in donne che non hanno più la forza di spingere, dopo ore di travaglio…) Vogliamo ancora dire che la donna deve soffrire a tutti i costi, durante il parto, perché così proverà un maggiore attaccamento per il bambino? Non è più logico pensare che la nostra cultura cattolica influenzi la percezione di questo problema, con la sua idealizzazione della sofferenza, la sua centralità della figura della madre? La medicina, così come la tecnologia ci sono necessarie per una vita più lunga, più sana. Scegliere di limitare, poiché è impossibile eliminare, la sofferenza durante il parto è un diritto sacrosanto della donna, e la società dovrebbe sostenerla in questo. Così come dovrebbe sostenerla nell’allattamento artificiale, qualora quello al seno non fosse possibile, invece di rimuovere il problema e delegarlo alle scelta, sempre sofferta, delle singole madri. Nello spettacolo si polemizza sul fatto che le ostetriche non vengono pagate quanto i medici, ma è necessario ricordare alle ostetriche che non sono laureate e specializzate, e che dovrebbero limitare il loro ruolo alla sfera delle loro competenze, evitando quella che in alcuni casi diventa una sterile e medievale crociata contro l’ospedalizzazione del parto. Solo chi ha vissuto questa esperienza sa che non c’è nulla di esaltante a soffrire per giorni in una stanza non riscaldata di un casale delle campagne venete, per poi appoggiare un neonato urlante dentro un cassetto perché non c’è a disposizione una culla.
Francesca Migliore
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Sondare alcuni territori della drammaturgia contemporanea legati al tema della memoria affindandosi a spazi ridotti è l'obiettivo principale della Compagnia, nata nel 1995 a Bologna. leggi tutto